Lo sguardo dell’educatore nel processo educativo dell’insegnamento della religione cattolica

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…Quando si parla di dialogo con i bambini si pensa subito al “modo” con cui parlare per farsi ascoltare e capire; prima di pronunciare “parole” per farsi capire, sembra necessario darsi uno spazio mentale per “capire la situazione”: educare lo sguardo. È comprensibile che negli eventi l’emozione sia così forte che è molto difficile fermarsi e dire: “Che cosa mi succede…”, “Che emozioni sto provando…”.

Nel dialogo con i bambini darsi del tempo, fermarsi prima di pronunciare parola, significa contenersi e “contenere” il bambino. In quello spazio dove io decido di fermarmi per capire, si esplicita il senso dello sguardo educativo, perché io possa formulare queste ipotesi: in che situazione si trova il bambino? Qual è il suo momento evolutivo? Che cosa si aspetta da me? E, soprattutto, come interpretare il suo silenzio? Perché anche i silenzi acquistano significato per chi riesce ad interpretarli nel contesto in cui si presentano. Quando l’educatore si ferma, e dice al bambino stesso :” aspetta un attimo ho bisogno di fermarmi per capire bene”…il bambino tenderà ad imitare quel comportamento nelle altre situazioni…”

 

(Dalla prima relazione di Giuseppe Cursio)

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